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Illegittimi i filtri sulle scommesse

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La decisione vale, per ora, solo per il sito di un operatore maltese ma apre la porta ai ricorsi degli altri siti del gambling bloccati dalle autorità italiane. Una decisione passata sotto silenzio. Il commento di Andrea Monti (ICTLex)

Roma - Clamorosa decisione quella del Tribunale civile di Roma che, di fatto, sconfessa l’operazione voluta dai Monopoli dello Stato e avallata dall’ultima Finanziaria con cui si sono imposti filtri di Stato , una operazione che sequestrando il traffico Internet degli italiani, tenta di impedire loro di accedere a siti internazionali dedicati al gioco d’azzardo online.

Il Tribunale ha concluso così l’esame del ricorso presentato da un operatore di scommesse di Malta che aveva subito un drastico calo di utenti italiani dopo l’applicazione dei filtri.La decisione dei magistrati romani, riportata da ICTLex che offre anche il pdf con l’intero dispositivo, afferma che impedire agli utenti l’accesso ai siti è illegittimo e che quindi i Monopoli dovranno provvedere alla rimozione dei blocchi. Non è applicabile - spiegano i magistrati - il dispositivo previsto dalla Finanziaria contro i servizi gestiti legittimamente ed interamente in un altro paese comunitario. Sebbene la decisione romana valga in diritto solo per l’operatore maltese, rappresenta ora uno strumento in più nelle mani dei molti operatori internazionali che hanno protestato in tutte le sedi contro i filtri italiani.

Va detto che contro il blocco dei siti web si sono mossi nelle scorse settimane i provider di Assoprovider , che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio. “Il Provvedimento - ha dichiarato l’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, incaricato dai provider per questo procedimento - ha di fatto determinato un blocco degli accessi a vari siti internet, e non solo a quelli incriminati, in virtù dell’utilizzo da parte dei provider del cosiddetto blocco degli indirizzi ip“. “Tutto ciò - ha specificato Sarzana nei giorni scorsi a Punto Informatico - in quanto l’Amministrazione dei Monopoli non ha indicato quali debbano essere le misure tecniche e quale obiettivo debbano realmente avere le misure tecnologiche atte a prevenire la navigazione sui siti incriminati”.

Come se non bastasse, il provvedimento viene giustificato con una finalità di “ordine pubblico” per tutelare gli utenti dall’accesso a siti considerati “non sicuri” per la salute dell’utente. “Non vi è chi non veda come tale finalità - spiega Sarzana a Punto Informatico - sia del tutto strumentale poiché gli utenti della rete, che non siano minori - che hanno particolari esigenze di tutela - hanno la piena consapevolezza di ciò che accade in rete e possono decidere in piena libertà su quali siti recarsi e cosa fare del proprio tempo libero”.

Difficile dire cosa deciderà il TAR del Lazio, evidentemente, ma c’è chi ritiene probabile che la decisione del Tribunale civile di Roma possa pesare a favore delle argomentazioni dei provider. Non si può escludere, peraltro, che sulle scelte del TAR andranno ad influire le molte prese di posizione di osservatori e commentatori sul provvedimento dei Monopoli, considerato claudicante persino sul piano tecnico dai massimi esperti della rete italiana.

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