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LA COMMISSIONE EUROPEA CONTRO IL MONOPOLIO ITALIANO

La Commissione europea intende attaccare il monopolio pubblico su lotto e concorsi pronostici, che riserva al Coni e all’Unire il diritto esclusivo di organizzare e offrire servizi di scommesse relativi ad eventi sportivi. Salvo improbabili colpi di scena dell’ultima ora (appesi al tenue filo delle residue riserve di quattro commissari), l’Esecutivo europeo deciderà oggi a Strasburgo di aprire procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia e di altri sei Paesi per le restrizioni poste sui mercati nazionali di scommesse sportive. I sette Governi (oltre all’Italia, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Ungheria) avranno due mesi di tempo per rispondere.

L’azione dimostra l’orientamento della Commissione di procedere sul cammino della parziale liberalizzazione del settore dei pronostici e delle lotterie in Europa sull’onda dei precedenti giurisdizionali, nonostante la nuova edulcorata proposta di direttiva sui servizi, che pure verrà approvata oggi, escluda il settore delle scommesse dal suo raggio d’azione.La bozza di lettera di messa in mora da inviare al Governo italiano è già stata preparata dai servizi del commissario UE al Mercato interno, Charlie McCreevy, ed è di sette pagine e mezzo. In essa si esaminano “alcune disposizioni della legge 14 dicembre 1989 n.401 (e sue successive modifiche), recante interventi nel settore del gioco e delle scommesse clandestine a tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche”. Secondo le valutazioni di Bruxelles, le norme “sembrano porre problemi di compatibilità con il principio fondamentale della libera prestazione dei servizi sancito dall’art. 49 del Trattato”.

La Commissione considera restrizioni ingiustificate l’esclusiva concessa nell’organizzazione e nell’offerta di servizi di scommesse sportive a Coni e Unire stabilito dal decreto legislativo n. 496 del 14 aprile 1948; ma anche le restrizioni poste alla pubblicità di servizi attinenti a gioco e scommesse e alla partecipazione a queste attività; sotto accusa pure le sanzioni (fino a un’ammenda di un milione di vecchie lire e a tre anni di reclusione) nei confronti di chi “in Italia svolga qualsiasi attività organizzata al fine di accettare , raccogliere o favorire, o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telefonica o telematica, di scommesse di qualsiasi genere accettate in Italia o all’estero”.

La Commissione critica il divieto opposto in Italia all’attività prestatori di servizi autorizzati con sede in altri Stati membri. Anche la restrizione posta ai servizi di scommesse svolti da un operatore in un altro Stato membro via Internet costituisce, sottolinea il documento, una restrizione alla libera prestazione dei servizi. La Commissione ricorda che la Corte di Giustizia europea ha già stabilito (causa C-243/01, Gabelli e altri) che se uno Stato incoraggia i consumatori a partecipare a lotterie , giochi d’azzardo o a scommesse, può poi invocare l’ordine pubblico sociale “con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di gioco per giustificare tali provvedimenti”. E Bruxelles osserva che lo “Stato italiano persegue a livello nazionale una politica di forte espansione del gioco e delle scommesse allo scopo di raccogliere fondi”. La Commissione sostiene anche di non aver “individuato valide ragioni” per giustificare i limiti al gioco in Italia alla luce dell’esigenza di prevenire reati economici e di riciclaggio di denaro, visto che sono in vigore direttive europee contro questo tipo di crimini.

Sole24Ore

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