Illegittimi i filtri sulle scommesse
Roma - Clamorosa decisione quella del Tribunale civile di Roma che, di fatto, sconfessa l’operazione voluta dai Monopoli dello Stato e avallata dall’ultima Finanziaria con cui si sono imposti filtri di Stato , una operazione che sequestrando il traffico Internet degli italiani, tenta di impedire loro di accedere a siti internazionali dedicati al gioco d’azzardo online.
Il Tribunale ha concluso così l’esame del ricorso presentato da un operatore di scommesse di Malta che aveva subito un drastico calo di utenti italiani dopo l’applicazione dei filtri.La decisione dei magistrati romani, riportata da ICTLex che offre anche il pdf con l’intero dispositivo, afferma che impedire agli utenti l’accesso ai siti è illegittimo e che quindi i Monopoli dovranno provvedere alla rimozione dei blocchi. Non è applicabile - spiegano i magistrati - il dispositivo previsto dalla Finanziaria contro i servizi gestiti legittimamente ed interamente in un altro paese comunitario. Sebbene la decisione romana valga in diritto solo per l’operatore maltese, rappresenta ora uno strumento in più nelle mani dei molti operatori internazionali che hanno protestato in tutte le sedi contro i filtri italiani.
Va detto che contro il blocco dei siti web si sono mossi nelle scorse settimane i provider di Assoprovider , che hanno fatto ricorso al TAR del Lazio. “Il Provvedimento - ha dichiarato l’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, incaricato dai provider per questo procedimento - ha di fatto determinato un blocco degli accessi a vari siti internet, e non solo a quelli incriminati, in virtù dell’utilizzo da parte dei provider del cosiddetto blocco degli indirizzi ip“. “Tutto ciò - ha specificato Sarzana nei giorni scorsi a Punto Informatico - in quanto l’Amministrazione dei Monopoli non ha indicato quali debbano essere le misure tecniche e quale obiettivo debbano realmente avere le misure tecnologiche atte a prevenire la navigazione sui siti incriminati”.
Come se non bastasse, il provvedimento viene giustificato con una finalità di “ordine pubblico” per tutelare gli utenti dall’accesso a siti considerati “non sicuri” per la salute dell’utente. “Non vi è chi non veda come tale finalità - spiega Sarzana a Punto Informatico - sia del tutto strumentale poiché gli utenti della rete, che non siano minori - che hanno particolari esigenze di tutela - hanno la piena consapevolezza di ciò che accade in rete e possono decidere in piena libertà su quali siti recarsi e cosa fare del proprio tempo libero”.
Difficile dire cosa deciderà il TAR del Lazio, evidentemente, ma c’è chi ritiene probabile che la decisione del Tribunale civile di Roma possa pesare a favore delle argomentazioni dei provider. Non si può escludere, peraltro, che sulle scelte del TAR andranno ad influire le molte prese di posizione di osservatori e commentatori sul provvedimento dei Monopoli, considerato claudicante persino sul piano tecnico dai massimi esperti della rete italiana.
Sbanca il casino’ e sogna l’Italia
(ANSA) - Vuole andare in Italia, come prima cosa, una nonna americana che ha vinto oltre 10 milioni di dollari in un casino’ di Atlantic City. Josephine Crawford ha fatto scattare tutte le luci e le sirene quando, infilata una moneta in una slot machine del casino’ Harrah, e’ riuscita a far allineare le rotelle sulla combinazione piu’ difficile. La donna ha detto che come prima cosa fara’ un viaggio in Italia, con i suoi nipotini: un sogno che cullava da molto tempo.
LA COMMISSIONE EUROPEA CONTRO IL MONOPOLIO ITALIANO
La Commissione europea intende attaccare il monopolio pubblico su lotto e concorsi pronostici, che riserva al Coni e all’Unire il diritto esclusivo di organizzare e offrire servizi di scommesse relativi ad eventi sportivi. Salvo improbabili colpi di scena dell’ultima ora (appesi al tenue filo delle residue riserve di quattro commissari), l’Esecutivo europeo deciderà oggi a Strasburgo di aprire procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia e di altri sei Paesi per le restrizioni poste sui mercati nazionali di scommesse sportive. I sette Governi (oltre all’Italia, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Ungheria) avranno due mesi di tempo per rispondere.
L’azione dimostra l’orientamento della Commissione di procedere sul cammino della parziale liberalizzazione del settore dei pronostici e delle lotterie in Europa sull’onda dei precedenti giurisdizionali, nonostante la nuova edulcorata proposta di direttiva sui servizi, che pure verrà approvata oggi, escluda il settore delle scommesse dal suo raggio d’azione.La bozza di lettera di messa in mora da inviare al Governo italiano è già stata preparata dai servizi del commissario UE al Mercato interno, Charlie McCreevy, ed è di sette pagine e mezzo. In essa si esaminano “alcune disposizioni della legge 14 dicembre 1989 n.401 (e sue successive modifiche), recante interventi nel settore del gioco e delle scommesse clandestine a tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche”. Secondo le valutazioni di Bruxelles, le norme “sembrano porre problemi di compatibilità con il principio fondamentale della libera prestazione dei servizi sancito dall’art. 49 del Trattato”.
La Commissione considera restrizioni ingiustificate l’esclusiva concessa nell’organizzazione e nell’offerta di servizi di scommesse sportive a Coni e Unire stabilito dal decreto legislativo n. 496 del 14 aprile 1948; ma anche le restrizioni poste alla pubblicità di servizi attinenti a gioco e scommesse e alla partecipazione a queste attività; sotto accusa pure le sanzioni (fino a un’ammenda di un milione di vecchie lire e a tre anni di reclusione) nei confronti di chi “in Italia svolga qualsiasi attività organizzata al fine di accettare , raccogliere o favorire, o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telefonica o telematica, di scommesse di qualsiasi genere accettate in Italia o all’estero”.
La Commissione critica il divieto opposto in Italia all’attività prestatori di servizi autorizzati con sede in altri Stati membri. Anche la restrizione posta ai servizi di scommesse svolti da un operatore in un altro Stato membro via Internet costituisce, sottolinea il documento, una restrizione alla libera prestazione dei servizi. La Commissione ricorda che la Corte di Giustizia europea ha già stabilito (causa C-243/01, Gabelli e altri) che se uno Stato incoraggia i consumatori a partecipare a lotterie , giochi d’azzardo o a scommesse, può poi invocare l’ordine pubblico sociale “con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di gioco per giustificare tali provvedimenti”. E Bruxelles osserva che lo “Stato italiano persegue a livello nazionale una politica di forte espansione del gioco e delle scommesse allo scopo di raccogliere fondi”. La Commissione sostiene anche di non aver “individuato valide ragioni” per giustificare i limiti al gioco in Italia alla luce dell’esigenza di prevenire reati economici e di riciclaggio di denaro, visto che sono in vigore direttive europee contro questo tipo di crimini.
Sole24Ore



